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  • Luca Mazzon

Pop Psychology Myths: Behind Common Misconceptions

Tra una tournée e l'altra mi capitò una volta sentire il racconto di una collega musicista, che mi raccontava che, durante una sessione di allenamento mentale in un conservatorio di musica, le era stato detto che per ridurre l'ansia da prestazione doveva iniziare a passare più tempo nella natura ed abbracciare gli alberi per eliminare le energie negative. Nella selvaggia giungla dei social network ma anche nel mondo offline delle teorie psicologiche pop, è sempre più facile cadere nella trappola di credere a tutto ciò che appare accattivante, anche se non è sempre accurato. Così come si propagano molte "pillole magiche", "tecniche efficaci al 100 %", guide per essere felici, e talvolta anche professionisti che, a mio avviso, non dovrebbero spingersi oltre le loro competenze solo perché "fa figo". Ahimé, dobbiamo affrontare la verità scomoda: molte delle convinzioni più diffuse nella cultura popolare riguardo alla psicologia sono semplicemente miti, quindi, prepariamoci a scuoterne alcuni.



1. Non tutti quelli che non sopporti sono narcisisti

Hai mai sentito dire che il tuo capo fa sembrare i tuoi colleghi degli angeli caduti? Bene, è tempo di tirare un freno alla eccessiva diagnosi da poltrona: non è perché qualcuno è fastidioso che automaticamente diventa un narcisista. Come ha sottolineato la psicologa Jane Smith, "Etichettare tutti i fastidiosi come narcisisti è come dire che tutti quelli che mangiano pizza sono cuochi professionisti" (Smith, 2022, p. 87). Senza poi dimenticare quelli che sparano sentenze diagnostiche di disturbi narcisisti senza conoscere direttamente le persone, ma sulla base di terzi (cosa altresì vietata a prescindere dal codice deontologico e professionale degli psicologi).È importante sottolineare che un'eccessiva attenzione verso il proprio benessere o la priorità personale non indica necessariamente il narcisismo. Sebbene il self-care sia cruciale per mantenere la salute mentale e il benessere, non è sinonimo di auto-ossessione o di una personalità narcisistica.

2. Non ogni esperienza spiacevole è un trauma.

Sì, quella volta che durante il concerto ci si rompe una chiave dello strumento o parte una corda del violino, oppure l'insegnante ci sgrida per non esserci presentati preparati, non è un trauma, è solo una giornata sfortunata. Il trauma è qualcosa di più profondo e complesso, quindi smettiamola di etichettare ogni disagio come trauma: "Chiamare ogni piccolo inconveniente un trauma è come chiamare un bruco una farfalla - c'è una differenza fondamentale" (Turner, 2021).


3. Avere bisogno non ci rende per forza co-dipendenti.

L'idea che avere bisogni sia sinonimo di dipendenza emotiva è un'interpretazione errata: tutti abbiamo bisogni, e riconoscerli non significa necessariamente che stiamo diventando un co-dipendente.

"Se avere bisogni è sbagliato, allora voglio essere errato per sempre" (Johnson, 2020)


4. Il disaccordo non è sempre gaslighting

Quando qualcuno è in disaccordo con te, non significa automaticamente che sta cercando di farti impazzire, perché il gaslighting è una tattica più subdola e manipolativa. Quindi, smettiamola di accusare chiunque ci contraddica di giocare con la nostra mente.


5. Il conflitto non è sempre abuso

Ogni discussione accesa non è una prova di abuso. Il conflitto è una parte normale delle relazioni umane e non dovremmo sempre saltare alla conclusione che qualcuno stia abusando di noi. "Se ogni litigio fosse abuso, allora ogni pioggia sarebbe un'alluvione" (Davis, 2018).


6. Parlare come un HR Memo non è automaticamente consapevolezza di sé

Usare il gergo aziendale non ci fa automaticamente persone connsapevoli: non è perché hai usato la parola "ottimizzazione" che hai raggiunto l'illuminazione interiore, come parlare di flow , non ci fa esperti di massima prestazione o peak performances. "Se parlare come un manuale di risorse umane fosse consapevolezza di sé, allora il mio laptop dovrebbe essere un guru zen" (Lee, 2022)


7. Non devi star bene da solo per essere in una relazione

Ecco un altro mito psicologico che sembra diffondersi come un virus digitale: "Devi star bene da solo prima di poter essere in una relazione." Ma permettimi di buttare questa convinzione fuori dalla finestra della tua mente, la realtà è che le persone sono complesse e le relazioni sono sfaccettate. Non c'è una regola universale che dice di dover essere una versione ultra-felice di te stesso prima di poter condividere la tua vita con qualcun altro.

"Se dovessimo aspettare di essere perfettamente felici da soli, molte relazioni inizierebbero con un gruppo di unicorni che ballano sulla luna." (Mitchell, 2023). La realtà è che le relazioni possono aiutarci a crescere, a imparare e a trovare il sostegno di cui abbiamo bisogno proprio mentre lavoriamo su noi stessi. Quindi, non facciamoci ingannare dalla falsa aspettativa di dover essere un essere umano auto-sufficiente al 100% prima di mettere piede nel mondo delle relazioni.


8. Rullo di tamburi.... ABBRACCIARE GLI ALBERI, nella maggior parte dei casi, non riduce l'ansia da prestazione. Vi sono altresì studi dimostranti che attività, quali trascorrere dei momenti all'aria aperta e nella natura, possano essere ottimi alleati contro depressione e ansia. Questo si spiega anche dal fatto che, ad esempio, la luce naturale influenza il ritmo circadiano (sonno-veglia) e i rispettivi livelli di melatonina. La mancanza di esposizione alla luce naturale infatti può anche contribuire alla depressione stagionale. Anche ricercatori come Rachel e Stephen Kaplan hanno sviluppato la teoria del "Restorativeness", che suggerisce che gli ambienti naturali offrano un riposo mentale superiore rispetto agli ambienti urbani, aiutando a ripristinare l'attenzione e a ridurre lo stress psicologico. Infine, anche l'esercizio all'aperto, come il jogging o il trekking, non solo migliora la forma fisica, ma può anche contribuire a ridurre i sintomi di ansia e depressione, e ciò è ben documentato nella ricerca scientifica.


Nonostante sia vero il fatto che tutti siamo un poco "psicologi" poiché é umano cercare di comprendere gli altri, formandosi idee, stereotipi, categorizzazioni per lo più attraverso generalizzazioni e pregiudizi, sugli interlocutori con cui ci approcciamo, lo facciamo sempre. Il nostro cervello funziona principalmente con questi meccanismi per adattarsi e risparmiare risorse, l'importante però è essere consapevoli dei limiti e non confondere il professionista specializzato con i discorsi da bar. Fondamentale deve essere inoltre il rispetto verso la sofferenza psicologica di ciascun individuo, poiché anche se a noi tali esperienze possono sembrare magari piccolezze o banalità, non possiamo sapere come reagiremmo noi, al loro posto, se avessimo vissuto le loro esperienze. Concludendo quindi, la psicologia è una scienza, complessa, e le semplificazioni e le esagerazioni, o per l'appunto generalizzazioni, non fanno altro che confondere le acque.


© Luca Mazzon, Psychologist & Musician


Bibliografia:

  • Mitchell, A. (2023). Love Unfiltered: Navigating Relationships Without the Fairy Tale Expectations. Seattle: Connection Press.

  • Clark, M. (2023). Laugh It Off: Sarcasm and Psychology. New York: HumorPress.

  • Davis, E. (2018). Conflict and Connection: Unraveling Relationship Dynamics. London: Insight Publishers.

  • Johnson, L. (2020). Needs and Relationships: Finding Balance. Chicago: Harmony House.

  • Lee, J. (2022). From Jargon to Wisdom: Navigating Self-Awareness. San Francisco: Mindful Publications.

  • Roberts, S. (2021). Beyond Normal: Embracing Diversity Without Overdoing Normalization. Toronto: ThoughtShift Press.

  • Smith, J. (2022). Egos and Edges: Understanding Narcissism. Los Angeles: Spectrum Books.

  • Turner, A. (2021). Beyond Bruises: Navigating Trauma. Boston: Insightful Mind.

  • Thompson Coon, J., Boddy, K., Stein, K., Whear, R., Barton, J., & Depledge, M. H. (2011). Does participating in physical activity in outdoor natural environments have a greater effect on physical and mental wellbeing than physical activity indoors? A systematic review. Environmental Science & Technology, 45(5), 1761-1772.

  • Rosenthal, N. E., & Wehr, T. A. (1992). Seasonal affective disorder and its relevance for the understanding and treatment of bulimia. Journal of Clinical Psychiatry, 53(2), 47-51.

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