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  • Luca Mazzon

"NON AGITARTI!" - Performance e Self Talk

“Candidato numero 32! Prego si prepari a entrare, lei è il prossimo”


Nella mente del candidato, il cuore tutto d’un tratto inizia a battere all’impazzata assieme ad un vortice di pensieri:


“prendi le parti, hai preso anche lo spartito della cadenza?” - si.

“ dov’è il panno per asciugare le mani?? La bottiglietta d’acqua mi servirà?”



Il candidato entra nella stanza con il pianista accompagnatore che lo osserva, da il la e i pensieri seguono:


“quante volte posso intonarmi?” -

“ magari già due sono troppe” – “ero calante o crescente?, aspetta che riprendo il la”,

“no basta, l’ho preso già troppe volte! guarda che facce tra la commissione...”

– “concentrati! Non ti agitare!”-

“devo aprire anche la seconda pagina dello spartito? Magari mi fanno andare anche oltre l’esposizione no?” –

“che scomoda questa camicia! Dovevi prendere quell’altra! Sei sempre così vedi, ogni volta non ti organizzi a dovere!”

"non pensarci ora! non agitarti!"

… "No Maria, io esco!"


I “Self Talks" sono le conversazioni che avvengono all’interno della nostra mente: questi dialoghi hanno il potere di modellare le nostre convinzioni, emozioni e comportamenti. I Self talk positivi, garantiscono fiducia e motivazione verso gli obiettivi favorendo un atteggiamento propositivo verso le sfide. Self talk negativi invece sono in grado di distorcere la propria immagine del Sé e condurre ad elevati livelli di stress o demotivare gli individui.

Tra i Self Talk negativi si possono distinguere alcuni pattern comuni come la personalizzazione, ossia quando la persona tende a definirsi l’unica causa del fallimento o insuccesso ottenuto, e la filtrazione, quando invece l'individuo tende a concentrarsi solamente sulle informazioni negative ottenute ignorando quelle positive.

Da alcuni studi è emerso che gli atleti d’élite si concentrano e costruiscono il dialogo interno in maniera propositiva, non solo durante le competizioni, ma anche in diversi contesti, tra questi:

  • sia in luoghi sportivi (es. palestra, campi da gara) che in non sportivi (es. casa), ma prediligono i primi.

  • durante le competizioni (56%), allenamenti (37%) e tempo libero/altri momenti (7%).

  • attraverso contenuti di 4 generi diversi riferiti a:

    • polarità (negativa o positiva);

    • struttura (frasi, suggerimenti, parole chiave);

    • persona ( prima o seconda, es. “Io, me” o “ Tu”);

    • tipo di istruzioni (specifiche o generali);

Nel riassumere questa introduzione teorica, un self talk positivo e oserei definire, propulsivo, sarebbe quindi utile in ambito prestazionale per le seguenti finalità:

1) valutare più realisticamente la situazione; 2) controllare i pensieri e immagini negative; infatti si collega la possibilità di associare parole stimolo a sensazioni o emozioni utili per la prestazione. 3) riconoscere, usare e ri-classificare l’attivazione neurovegetativa; 4) analizzarsi per affrontare la situazione temuta più efficacemente; 5) far fronte alle paure più intense che potrebbe provare; 6) riflettere sulla propria esecuzione; 7) auto-rinforzare i tentativi eseguiti. 8) aumentare la fiducia in sé stessi attraverso frasi affermative personali, esse sono utili per suscitare sentimenti di fiducia e dì controllo sulle proprie capacità. 9) ristrutturare il pensiero; prendendo in esame possibili differenti interpretazioni del loro significato, delle circostanze e del contesto in cui si sono manifestati; con l'obiettivo di creare "cornici" alternative di riferimento e modi diversi di percepire ed interpretare la situazione


L’autodialogo, attraverso la lente del Modello S.F.E.R.A., viene utilizzato per migliorare il fattore di Sincronia, con conseguente effetto anche sulla regolazione dell'Energia, permettendo quindi all’atleta di focalizzarsi sul presente, senza divagare in un ipotetico futuro o in ricordi del passato, rimanendo concentrati nel qui e ora, prestando massima attenzione alle sensazioni che ci rimandano il nostro corpo e ambiente circostante.

Con l’esercizio è possibile apprendere a modificare i self talk negativi e sostituirli con quelli più positivi ed adattivi in funzione dell’attività che stiamo svolgendo. La prima fase da compiere in questa direzione è quindi quella di riconoscere i pensieri negativi quando questi si formano nella nostra mente, e successivamente fermarsi a riflettere come poter ridefinire tali pensieri in una maniera più positiva e funzionale agli obiettivi. All’interno della quotidianità la mente tende a vagare in continuazione spesso in maniera automatica: uno degli esercizi fondamentali è quello quindi di prendere maggiore consapevolezza dei propri pensieri, in modo tale da riuscire ad accorgersi nei momenti in cui i circoli viziosi dei dialoghi interni negativi hanno inizio.

La Mindfulness sembrerebbe essere infatti una tra le tecniche più efficaci a tale scopo, poiché attraverso l’allenamento mentale con pratiche informali e formali, sposta l’attenzione alla consapevolezza stessa del pensiero e di conseguenza, come mostrano i recenti studi relativi alla stessa tecnica, aumenta il benessere della persona riducendo l’attivazione fisiologica legata alle emozioni (arousal), migliorando l’autocontrollo e la qualità della vita, oltre alle competenze sociali. Nel lavoro, all’interno del self-talk è quindi importante riuscire a rimanere consapevoli dei propri pensieri e alla loro gestione nel momento qui e ora, utilizzandoli in modo al fine di apprendere e migliorare delle abilità, correggere gli errori, controllare l'attenzione ed incrementare della fiducia in sé stessi.

Per promuovere lo stile di dialogo interno positivo nel quotidiano può anche essere utile riuscire a circondarsi di persone positive, anche perché, l’umorismo, sembrerebbe un’ottima arma per disertare la tendenza al self-talk negativo o catastrofale della nostra mente, il quale la maggior parte delle volte è automatico e inconsapevole.

Un Self Talk efficace è formato dalla quasi totale assenza della parola NON nella formulazione delle frasi: “concentrati” sarà più funzionale di “Non distrarti”. La spiegazione di tale teoria giace nel fatto che, soprattutto nei momenti stressanti, il cervello tende a funzionare economicamente, e pertanto la prima cosa sulla quale focalizzerà l’attenzione a livello neurolinguistico sarà esattamente ciò a cui segue la parola NON.


Nonostante ciò è bene precisare, che il dialogo interno viene prodotto dalla nostra mente attraverso processi esecutivi ed emotivi, consci ed inconsci, e, pertanto, è necessario talvolta un lavoro di approfondimento delle dinamiche conflittuali e inconsce rispetto a dialoghi sabotanti, e di conseguenza, altri protocolli o interventi psicologici potrebbero essere maggiormente indicati.

In conclusione è fondamentale affrontare questo tema con il supporto adeguato, e specialmente, professionisti specializzati.

Lascio al lettore ora l’ironia del caso nel pensare a quanto possa essere funzionale dire le celebri frasi “non ti preoccupare” o “non ti agitare” in un momento di forte stress.


© Dott. Mazzon Luca *

Dipl. Mus., M. Mus., B. Sc., M. Sc. Psy.


BIO:

  • Beck, A.T. (1976). Cognitive Therapy and the emotional disorders. New York, NY: New American Library

  • De Vibe et Al; (2012). Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) for Improving Health, Quality of Life, and Social Functioning in Adults. Campbell Systematic Reviews

  • Gustafsson, H., Lundqvist, C., & Tod, D. (2017). Cognitive behavioral intervention in sport psychology: A case illustration of the exposure method with an elite athlete. Journal of Sport Psychology in Action, 8, 152-162

  • Keng et al. (2011).Effects of mindfulness on psychological health: a review of empirical studies

  • Hardy, J. (2006). Speaking clearly: A critical review of the self-talk literature. Psychology of Sport and Exercise, 7(1), 81–97.

  • Vercelli, G. (2009). L’Intelligenza Agonistica. Ponte alle Grazie.


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